Noi etruschi

Sono arrivato a più di mezzo secolo di vita, fra un mese esatto, il 17 luglio, stessa data in cui fucilarono la buon’anima dello Zar, solo 50 anni prima nel 1918, io compirò 54 anni. Nell’antichità sarei già stato pronto per la mummificazione e già i miei nipotini avrebbero ordinato il sarcofago su postalmarket se fossi vissuto nel Nilo. In questo mondo moderno pare che si debba esagerare anche con la longevità. E pensare che da ragazzo volevo morire come Rimbaud o Baudelaire, giovane e…bello no perché mai stato bello. Va beh, comunque pensare alla morte, oggi, nella nostra società ha quasi un sapore pornografico. Nessuno nelle buone conversazioni parla della morte e io invece, vengo da una società in cui non si parlava di altro. Mia nonna, che era di Chiusi e quindi etrusca, andava al cimitero con la stessa gioia e spensieratezza con cui qualcun altro fa una gita fuori porta. Parlava di tombe, di inumazione o incinerazione con tale cognizione di causa che a me bambino mi stupiva. E io stesso mi ero scelto, da bambino, un angolino del monte Cetona dove avrei voluto piazzare il mio sepolcro, normative comunali permettendo. Si godeva una bella vista sulla vallata e, difatti, gli etruschi, a Chiusi sceglievano le loro tombe anche in ragione del paesaggio intorno, vicino al lago, preferibilmente, dove da morti farsi due passi vicino a quelle acque che tanto avevano amato da vivi. E invece mi toccherà morire a Firenze, in questa città afosa e umida, sepolto a Trespiano tutti pigiati uno contro l’altro. Mi ricordo che la prima poesia che scrissi a dieci anni faceva su per giù così: voglio che il mio corpo sia bruciato e le mie ceneri sparse al vento e poi continuava con toni foscoliani, anzi antifoscoliani contro i sepolcri. Va beh. Noi etruschi siamo fatti così. Mia avvio verso le porte della morte, comunque con passo indolente, senza fretta, ma neanche recalcitrando. Le porte si chiuderanno dopo di me, e pace, chi s’è visto s’è visto. Gli antichi etruschi discendevano nel regno dei morti con ricche carrozze, io me la dovrò fare a piedi, dopo morto, da Firenze a Chiusi mi sa. Magari trovo un passaggio, magari Charun mi dà uno strappo, speriamo che farmela tutta a piedi mi fa fatica. Potrei risorgere dalla stanchezza.

Pubblicato da blogventuriniscuola

di professione essere umano nel tempo libero insegnante.

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