il turista

Capisco che per l’economia fiorentina siano assolutamente indispensabili, capisco che nel paese della pizza e di O sole mio non ne possiamo proprio fare a meno, solo che a me i turisti suscitano un istintivo ribrezzo. Non dico che fuori del contesto turistico non possano essere degli esseri umani normali come un qualsiasi e normalissimo soldato di ventura nel libro paga di qualche tirannello mediorientale, non dico che ciò non sia possibile, solo che quando li vedo in giro abbigliati tutti al solito stesso modo, che fanno tutti le stesse identiche fotografie, che mangiano tutti negli stessi identici posti, beh, provo una sincera sfiducia leopardiana sulle magnifiche sorti progressive dell’umanità. Prima di tutto andrebbe capito dov’è il mercatone dove vendono la divisa da turista, dato che tutti si conciano, su per giù, nello stesso identico modo: scarponi (in piena estate) da soldato della Wermacht spedito sul fronte orientale, calzini di lana grezza di pecora andina, calzoncini da esploratore inizio Novecento del Rio delle Amazzoni, zaino da minatore del Nebraska e cappello da esploratore inglese alle sorgenti del Kilimangiaro. I più arditi portano anche dei bastoni alpini da passeggio, perché si sa Firenze è una città famosa nel mondo per le sue rupi scoscese. Ora vedere queste sottospecie di Indiana Jones che si aggirano per Piazza della Signoria, come se fossero in una città birmana avvolta dalla foresta tropicale suscita, invero, un po’ di curiosità. Ma prima di partire cosa dicono a questi ignari viaggiatori di Firenze? gli decantano i famosi coccodrilli dell’Arno, le terribili tigri di Boboli e le cascine, i pericolosi Thugs di Piazza Repubblica? Ma poi che senso ha venire a Firenze in queste condizioni, per nulla vedere, per aggirarsi come uno zombie in un film di Romero o una velina in una società di amici dell’astrofisica? Ma davvero penseranno dopo aver mangiato quattro squallide pizze, dopo aver fotografato sotto il sol leone le solite foto in Piazza Duomo di tornare arricchiti di qualcosa? Voi direte che questo è un discorso poco political correctly, sì lo so anche i commercianti devono vivere…però…eh quanti però ci sarebbe da mettere in fila…

Pubblicato da blogventuriniscuola

di professione essere umano nel tempo libero insegnante.

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